L'Amante Lappone

Non volevo far altro che tornare a casa e che stendermi sul letto, senza moglie, senza figli, senza gatto che miagolasse, senza nessuno, volevo solo godermi la pace della mia camera, immaginarmi una vita migliore, immaginarmi qualcuno che mi volesse bene, che mi accarezzasse e che non mi ferisse, che non mi dicesse che ero sbagliato, che ero una nullita', una merda, volevo solo immaginare nel morbido del mio letto tutto questo, sognare una via di fuga, una vita rinnovata, un raggio di sole tra le nubi, una nuova speranza, mi sarei semplicemente accontentato di sognare tutto questo, di viverlo con la mia mente, di crearlo con la mia fantasia, eppure nemmeno quello mi fu concesso, mia moglie gridava forte il mio nome, mi aggrediva con la sua voce stridula e martellante, semplicemente mia moglie non tollerava che avessi un attimo di pace, di quiete, di tranquillità, che mi godessi un po' di pace dopo essere tornato dal lavoro, che non pensassi a nulla, che fossi sereno, non me lo meritavo, lei si era spaccata la schiena tutto il giorno per tenere a bada i gemelli, lei aveva sudato per cucinare loro qualcosa, lei si era alzata presto, si era data tanto da fare, aveva rinnegato se' stessa, aveva sacrificato un pomeriggio con le amiche, per prendersi cura dei figli che io le avevo dato, io invece mi ero limitato ad andare al lavoro, facevo l'ingegnere, ero in gamba, mi ero limitato a fare il mio lavoretto del cazzo mentre lei per tutta la giornata aveva faticato, aveva speso energie, aveva rovinato la sua salute, aveva dato tutta se' stessa per Marco e per Giulia, per i nostri figli, io invece non c'ero mai a casa, pensavo sempre a lavorare, mi disinteressavo della mia famiglia, non ero il marito perfetto, quello che faceva stare bene la moglie, quello che la coccolava, che la stringeva forte, che la amava alla follia, che pensava ai figli come il migliore dei padri, questo mi diceva lei, io non vivevo in virtù della famiglia, a differenza sua, che aveva rinunciato alla carriera, che aveva gettato nel cesso la laurea a Cambridge, che non faceva più niente che le piacesse, tutto per la famiglia, io non pensavo mai a loro, ero un ingegnere, non avevo tempo per loro, eppure a quella puttana di mia moglie le andava bene il mio lavoro, quando si vantava con le amiche, io, ingegnere, ricchissimo, che le portavo sempre dei gioielli nuovi, che mi permettevo di mandarli tutti due settimane all'anno alle Maldive, che avevo comprato la villa con tanto di piscina incorporata nella parte più di lusso di Milano, mentre loro, le amiche di mia moglie, avevano mariti operai, mariti che non le portavano alle Maldive, che non compravano loro borse di alligatore e cappelli di pitone, che non avevano tre macchine ultimo modello, che dovevano accontentarsi di qualche ridicolo appartamento, allora venivo bene io, io che ero ingegnere ricco, io che avevo il corpo perfetto, che ero sexy, io da esibire come se fossi un trofeo, una medaglia, l'unica vittoria della sua vita di merda, non si era realizzata, non lavorava come avvocatessa, faceva da mangiare dalla mattina fino alla sera, lavava dalla mattina alla sera, la sua bellezza era sfiorita a causa della fatica, però aveva il marito ricco e sessualmente avvenente,allora andavo bene io, quando c'era da pavoneggiarsi, quando c'era da fare la regina con le amiche, quando c'era da fare la donna fortunata, non ne potevo più, letteralmente, però la sua voce era aggressiva e violenta, non avevo nemmeno il diritto di riposarmi, di lasciarmi andare, dii essere felice nei miei sogni, nulla, ero prigioniero della sofferenza.


Mia moglie urlava il mio nome, Fabio, quando si incazzava non c'era nulla che potesse fermarla, era come una cascata, mi trascinava,mi distruggeva, mi sbriciolava,l'unica cosa che mi rimaneva da fare era arrendermi, subire, non fiatare, accettare tutto quello che mi rimproverava senza battere ciglio, a niente serviva farsi le proprie ragioni, chiedere perdono, supplicare pietà, cercare di venire ad un compromesso, era lei che aveva ragione, era lei la povera santa martire, era lei che era perfetta, era lei che sbraitava e decideva cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato, io ero solo una larva, un verme, una nullità, lei non era cattiva e nemmeno sadica, lei aveva ragione, era tutta colpa mia, ero io che non mi ero messo bene il preservativo e che le avevo dato due figli, ero io che ero sempre assente e che vedevo quella casa come un albergo, ero io che ignoravo la mia famiglia e che pensavo solo al lavoro, ero io ad essere colpevole, lei era solo una povera vittima,lei aveva ragione su tutto, lei era un'anima candida, io invece ero cattivo, ero un demone, ero ingrato, dovevo riconoscerlo, la puttana me lo ricordava sempre, io non avevo la forza di ribellarmi, ero sottomesso,ero succube, ero spiaccicato e non avevo nessuna via di fuga, era questa la sensazione, non vedere alcuna speranza per il futuro tranne il suicidio, non vedere nessuna salvezza, nessuna rinascita, non vedere niente se non l'oscurità più impenetrabile, solo sofferenza, lacrime e dolore, era questo che non tolleravo, era questo che mi portava all'esaurimento.
Annika era una mia collega, mi aveva invitato a cena a casa sua, mi aveva accolto con un sorriso meraviglioso e stupendo, un sorriso tutto per me, un sorriso puro e disinteressato, nessuno era mai stato così dolce e buono con me, invece quella donna mi aveva invitato, mi aveva accolto, mi aveva dato il ben venuto, mi aveva abbracciato, quella donna era stata gentile con me, non avevo mai provato una sensazione simile, i miei genitori e mia moglie non si erano mai sforzati di essere gentili con me, invece Annika lo era stata, il cuore mi si accese di amore, c'era una persona che teneva a me, che provava dei sentimenti puri e limpidi nei miei confronti, che non mi odiava e non mi vedeva come un fardello, Annika aveva preparato le patate al forno con le cipolle e la panna e il salmone affumicato, si era data tanto da fare per me, non me lo rinfacciava, non mi ricordava l'ora a cui si era dovuta svegliare, la fatica che aveva fatto, quanto si era rotta la schiena e quanto si fosse sacrificata per me, no, non mi rinfacciava niente, semplicemente aveva voluto fare una buona azione nei miei confronti perché mi voleva un mondo di bene.

Andò un attimo in bagno, tornò, era vestita in modo diverso, Annika veniva da Rovaniemi, il paesino di Babbo Natale, pensavo alla festa di Natale, quando ero piccolo sognavo che Babbo Natale sua moglie mi venissero a prendere, che mi salvassero da casa mia, che mi dessero tutto l'amore che non avevo mai ricevuto, non volevo i regali, volevo l'amore, volevo che mi portassero a Rovaniemi, volevo andare ad abitare in quella casa,tra gli elfi e i folletti, volevo che mi consolassero, che mi dicessero che non c'era nulla da temere, che sarebbero sempre stati con me e che non mi avrebbero lasciato mai più, non succedeva mai e sotto l'albero trovavo sempre una lettera al posto dei regali, una lettera che mi diceva quanto fossi stato cattivo, quanto avessi fatto arrabbiare i miei genitori, come non fossi meritevole di alcun regalo, erl colpevole, ero una merda fatta carne, ero un bambino terribile, pensavo al Natale con mia moglie e con i nostri figli, c'erano tutti i parenti di mia moglie, lei, insieme a tutta quella gente, sembrava l'ape regina, tutti che la compativano, che la coccolavano, che la trattavano da martire innocente, tutti che guardavano male me, il marito cattivo, il marito che la faceva stare male, il marito che la trattava come una schiava, che era un ingrato del cazzo, tutti mi guardavano male, io, dopo essermi scopato la loro figliola adorata, dopo averla messa incinta, dopo averla trasformata nella mia colf, pretendevo anche di passarla liscia, tutti erano incazzati con me,mia moglie aveva tutti gli sguardi di misericordia puntati sopra, tutti invece odiavano me, pensavo ai gemelli che correvano per la casa, che rischiavano di rompere gli oggetti preziosi, la puttana che mi ordinava di fermarli, di comportarmi da padre responsabile mentre mi sfotteva con i suoi genitori, pensavo a tutte queste cose mentre Annika scendeva dalle scale.
Annika indossava un baby doll di pizzo scuro, i seni estremamente grossi e solidi come angurie premevano contro la stoffa, la striscia di pelo nero che spaccava in due le grandi labbra faceva capolino, era biondissima, aveva gli zigomi pronunciati, era perfetta, mi dimenticai di tutto, del sorriso con cui mi aveva accolto, della sua gentilezza, di quelli che mi aveva cucinato, di quanto si fosse data da fare per me, di come avessi trovato una persona che mi volesse bene per davvero, ora tutto era cambiato, ora che l'avevo vista in quel modo, ora che avevo capito le sue intenzioni, non la vedevo più come una persona, la vedevo come una bambola gonfiabile parlante ed estremamente realistica tutta per me, era bello masturbarsi, quando non ne potevo più di lavorare, quando ero stanco, quando pensavo a cosa mi avrebbe aspettato al ritorno a casa, quando pensavo a come non ci fosse una sola via di fuga da questo incubo che era la mia vita, sapevo però sempre quale sarebbe stata la mia medicina, mi chiudevo in bagno, andavo su You Porno, mi mettevo nei panni di lui, del tizio che si scopava da dietro e in bocca l'attricetta sexy di turno, chiudevo la mia mano a bugno e iniziavo a farmi una sega, a donna, le sue curve, i suoi buchi, la sua carne, le sue membra, la sua saliva, tutto di lei entrava nella mia mano, mi stringevo forte il cazzo e mi masturbavo, sognavo di essere lui, di trombarmi la ragazza, allora il cazzo mi andava a fuoco, era questo che volevo, non l'eroina, non la cocaina, volevo sentire le arterie che si tendevano all'inverosimile, la carne del piselli che si contraeva, l'erezione, la mano che lo stritolava,volevo questa sensazione che era talmente forte che tutto quello che c'era nel mio cervello se ne sarebbe andato, solo con la masturbazione compulsiva interrompevo il flusso di pensieri, soffocavo e distruggevo tutte le emozioni, mi calmavo e provavo quel minimo di estasi, solo il piacere fine a se stesso liberava la mente di tutto il peso e incendiava il corpo di un mare di lava, ma un conto era masturbarsi con la mano, un altro era servirsi del corpo di una donna, questa volta avrei optato per la seconda scelta, Annika si spogliò, era qualcosa di terribilmente perfetto, i liberai di tutto, il pene si liberò nell'aria, Annika lo prese e iniziò a succhiarlo, nn c'era niente di più bello di un sano pompino, la lingua che massaggiava il cazzo, i denti che mordevano, la lingua che aspirava, nn c'era nulla di più perfetto del sesso orale, un miscuglio di sensazioni differenti, pungenti, urticanti, era il trionfo della sensazione sull'emozione, con il cazzo che mi andava a fuoco nella sua bocca, con il turbine di sensazioni che provavo, non c'era spazio nel mio cervello per la moglie isterica e narcisista, per i figli insopportabili, per il lavoro, non esistevano più nel mio orizzonte, la mia mente era libera dalla stretta delle emozioni, era questo il mio problema, non riuscivo a spegnere il cervello, le emozioni mi soffocavano, eppure, ora le emozioni non esistevano più, c'era solo il fuoco che mi mangiava vivo, Annika ritirò la sua bocca e si mise a novanta, non pensavo più a lei come l'unica persona che fosse mai stata gentile con me, che mi aveva amato, che mi aveva capito, che aveva fatto qualcosa di carino per me, che mi aveva offerto qualcosa, no, era solo un insieme di buchi sa riempire, era solo la mia bella bambolina di silicone, la mia bambola gonfiabile da trombare,la presi da dietro, il piacere tornò, più intenso che mai, era questo che volevo, piacere, piacere e ancora piacere, il piacere era la mia droga, esplosi dentro di lei, per qualche istante mi sollevai da questo mondo e provai il Paradiso, il mio corpo fu come inondato di luce, ero in perfetta felicità, tornai alla realtà, quella notte mi fermai da Annika, dissi a mia moglie che
mi ero fermato da un collega,Annika tornò ad essere persona, non scopammo più quella notte, ci accarezzammo, ci consolammo, ci abbracciammo, ci volevamo bene e quello era l'unico modo di dimostrarlo, quella notte, tra le sue braccia, vicino a lei e alla sua dolcezza, mi sentii finalmente al sicuro e protetto, come se non dovessi temere nulla, accanto a lei non c'era quell'atmosfera asfissiante che c'era a casa mia, accanto a lei mi sentivo come avvolgere dalla luce più perfetta, accanto a lei nessuno dei mostri interiori poteva ferirmi, accanto a lei stavo finalmente bene, avevo finalmente trovato una donna che mi facesse fremere il cuore di gioia.

Una volta a settimana andavo da lei, non mi importava se mia moglie si incazzava, Annika era il sesso e l'amore, Annika era il mio ossigeno, Annika era tutto per me e non vi avrei mai rinunciato.
Mi svegliai, io prima di Annika, eravamo legati al letto, c'era mia moglie, aveva scoperto tutto, non sapevo cosa fare, non sapevo nemmeno se quello che vedevo fosse reale oppure no, se fosse solo un fantasma creato dal mio inconscio, invece mia moglie era reale ed era molto incazzata, dopo averla messa incinta quando eravamo ancora fidanzati, dopo averla costretta ad una vita di merda, dopo averle tolto tutto, osavo trombarmi la puttanella nordica, era una colpa imperdonabile, mia moglie prese un coltello, sapevo cosa avrebbe fatto, ci avrebbe uccisi, non temevo di morire, volevo solo stare con Annika fino alla fine, non voleva, prima avrebbe ucciso Annika davanti a me, l'avrebbe sfigurata, l'avrebbe macellata, l'avrebbe ridotta in poltiglia, avrebbe polverizzato la bambola gonfiabile che mi scopavo, le cavò gli occhi, avrei tanto voluto fermarla, strozzare quella puttana, spaccarle la testa sul pavimento, non potevo, ero legato, le amputò i seni, quei seni naturali e perfetti,, glieli staccò di netto, li gettò a terra, quei seni magnifici, quella donna magnifica, deturpati in quel modo, odiavo mia moglie all'infinito, non si accontentava di aver reso la mia vita un inferno, ora distruggeva anche la mia unica ragione di vita, me la distruggeva davanti agli senza che potessi fare qualcosa per salvarla, per consolarla, ero impotente davanti a mia moglie, alla fine mia moglie la prese nel culo, nel punto dove il marito se la fotteva, dove quell'essere orribile del marito se la scopava, voleva punirmi, voleva farmi vedere fino a che punto avrebbe torturato la puttanella nordica che mi scopavo, mia moglie mi odiava,aveva gettato la sua laurea in legge a Cambridge nel cesso per colpa mia,non aveva trovato la felicità per colpa mia, aveva sacrificato la sua vita per la famiglia per colpa mia, io non contento mi fottevo quella ragazza, dovevo pagare tanto, alla fine Annika morì, ero sotto shock e speravo che tutto questo fosse un incubo, non lo era, cazzo, non lo era, era tutto vero, Annika non sarebbe più stata con me, non me la sarei più scopata e non avrei più provato il calore delle sue carezze, mia moglie si spogliò, mi saltò sopra, non mi veniva duro, non con lei, la odiavo, provavo solo schifo per lei, mia moglie mi colpì ad un fianco con il coltello, finalmente, non ne potevo più di vivere, basta sofferenza, ero arrivato al limite, la vira scivolava via dal mio corpo, non avrei trovato nulla ad attendermi, solo il nulla, solo la cessazione di tutto, mi addormentai, ero finalmente libero.
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