Mistress Nerd 3

Mi scrisse diversi messaggi in settimana dandomi istruzioni su cosa acquistare per il weekend. Dopo diversi cambi - e relativi giri nei negozi di biancheria intima - decise di farmi acquistare un completo bianco, brasiliana e reggiseno, calze bianche. Perché, così disse, si perde la verginità in bianco.
Ovviamente capii subito a cosa alludeva ma non avevo molta scelta.
Mi fece andare da lei nel primo pomeriggio.
Stavolta era vestita come quando la conobbi in negozio. Mi fece entrare e spogliare, restai di nuovo in lingerie.
“Ho da fare alcune cose, tu farai quello che ti dico e non rompere se non ti cago.”
Doveva giocare al pc con dei suoi amici, quindi mi fece stendere sotto la sua scrivania, tolse scarpe e calzini, quindi appoggió i piedi su di me. Mentre giocava si agitava e presi diversi colpi. Nei momenti di pausa mi metteva in piedi sulla bocca o direttamente dentro. Senza che dicesse nulla quando erano a tiro leccavo o succhiavo.
Dopo alcune ore decise che era abbastanza.
Ero tutto incriccato e dolorante.
“Ora guarderò qualche puntata di una serie tv, mettiti qui a quattro zampe davanti al divano.”
Si tolse in jeans e le mutandine, poi mi fece posizionare con la faccia giusto sulla figa “ora mi leccherai, piano e delicatamente, non voglio venire, voglio solo che mi tieni bagnata”
Mi misi all’opera facendo guizzare piano la lingua tra i peli, sulle labbra, mentre lei era stravaccata a seguire una puntata.
Avevo una sete maledetta, decisi di attendere la fine della puntata per chiedere “mia signora?” “Sì?” “Avrei sete…” “ah è vero… non volevo farlo ora ma…”
Si alzò e andò in cucina, tornò con una grossa tazza. Si accucció e la riempì di pipì.
“Tieni, bevi tutto. Pensavo di fartela assaggiare dopo, ma me lo hai chiesto tu.”
Esitai, mi faceva schifo.
“Guarda che così mi fai arrabbiare… guarda che rischi la punizione, ma siccome è la prima volta sarò magnanima. La berrai ugualmente ma a piccoli sorsi, tutta quanta.


Ricordai cosa poteva fare e un sorso dopo l’altro bevvi tutto quanto. Poi ripresi la posizione per ricominciare quello che stavo facendo prima. Non essendosi pulita aveva ancora qualche goccia tra i peli.
Finita la puntata, si alzò.
“Bene ora mi aiuterai a prepararmi.”
Andò in bagno, mi disse di seguirla. Si fece una doccia e volle che fossi io a lavarla, dandomi indicazioni precise su cosa fare. Si fece lavare anche nell‘intimità con supremo distacco per quello che stava facendo.
Ero tutto bagnato con la lingerie che era diventata trasparente, avevo pure mezza erezione. Si fece asciugare poi in camera si fece vestire con un body di pelle, calze a rete autoreggenti e scarpe con tacco e zeppa. Mi fece attendere in religioso silenzio mentre si truccava.
“Ora sono pronta, possiamo cominciare”
C’era qualcosa di attraente ma minaccioso in quella ragazzetta un po’ in carne ora vestita da mistress e pronta ad abusare di me sotto ricatto.
“Ehm… finora cosa abbiamo fatto?”
“Solo un po’ di relax per me.”
Con un gesto fulmineo mi afferrò le palle.
“Sai ho notato che quelli come te sono più sinceri mentre gli stringi le palle, ci tenete eh?”
“Sì, decisamente”
Prese da un cassetto un nastro di cuoio e me lo strinse sullo scroto, lasciando penzolare sotto le palle, poi ci agganciò un guinzaglio.
“La cravatta teneva poco, questo è ben più saldo. Uno strattone e…”
Mi diede un tiro di avvertimento e vidi le stelle.
“Chi è che comanda qui?” Sentii la tensione aumentare.
“Tu…”
“Come?” Diede un altro tiro deciso, faceva male.
“Tu mia signora”
“e cosa sei disposto a fare per me?”
Di nuovo mi mise in tensione
“Tutto mia signora!”
“Hai visto come è facile? Sai cosa mi è piaciuto dell’altra volta? Che con un dito in culo hai goduto.”
“Sì beh…”
“Beh cosa? Ti ho messo un dito nel culo e hai goduto. O no?”
Era vero ma le circostanze…
“Sì” quella discussione non avrebbe portato a nulla, non avevo alcuna fantasia sul ricevere sesso anale ma andando avanti a discutere l’avrei solo fatta incazzare.

“Cosa scrivevi di tua cugina… ah sì, che glielo avresti buttato nel culo fino a farla piangere, che una con quel culo là se non lo dà è un crimine… c’è altro che non ricordo?”
Sì c’era altro ma era meglio fermarsi qui.
“Si ma credo sia abbastanza…”
“Come pensi che sia prenderlo nel culo?”
“Non… non lo so… a parte il tuo dito…”
“E allora perché lo volevi mettere nel culo a lei? Guarda che il tuo buco funziona come il suo anzi tu godi di più perché hai pure la prostata”
Restai in silenzio.
Mi fece piegare in avanti “potrei buttartelo nel culo fino a farti piangere, hai un bel culo, se non lo dai è un crimine…”
“Ora ti presento la prima delle mie macchine, la laurea in ingegneria è servita a qualcosa”
Mi fece mettere a quattro zampe, poi mi avvicinò una specie di macchinario con un telaio esterno, che fu messo dietro di me vicino alle mie gambe. Quindi fu fissato proprio alle gambe. Ricordo che avevo ancora il guinzaglio ai coglioni quindi era facile rimettermi in riga e nella posizione che voleva lei.
Spuntò quindi un braccio meccanico che terminava in un piccolo cazzo finto, per fortuna le dimensioni mi sembravano contenute.
A cosa servisse era ovvio, pensai nuovamente alle mie palle reali e al ricatto con tutto quello che sapeva… finora avevamo giocato ma ora stava per sverginarmi il culo con un macchinario mai visto. Mi cosparse il culo di lubrificante e lo passò anche sul cazzo finto.
Prese il cellulare e si mise davanti a me.
“Vedi, se mi metto io a farlo manualmente o con uno strapon non ti vedo in faccia, invece così ti guarderò dritto negli occhi mentre ti penetreró, voglio vederti mentre senti il culo che si apre.”
“Vedi questa app comanda tutto, velocità, ritmo, profondità… ci sono dei programmi che ho fatto oppure manualmente” spostò un dito e sentii il cazzo finto che si appoggiava al buco, e spingeva appena. Mi mise solo in tensione i muscoli.
Tramite la app cominciò a darmi solo dei piccoli colpetti continui e ripetuti.

“Ti conviene rilassarti”
Adesso i colpi erano appena più profondi sentivo che spingeva per entrare ma non era ancora abbastanza.
“Ora andiamo che dici?”
Aumentò la lunghezza della penetrazione e stavolta sentii una pressione decisa e il cazzo finto che entrò per pochi centimetri e fermo tutto.
Lei era davanti alla mia faccia “ecco questa è solo la cappella di un pisellino piccolino, ora cerca di abituarti”
Si a fare dei piccoli movimenti avanti e indietro, credo solo di un centimetro, andò avanti così finché non ritenne che fossi pronto. Mosse un dito sulla app e me lo infilò tutto dentro fino in fondo. Urlai di spavento e dolore.
“Ma no sarà solo un cazzetto di 15 centimetri… ora te lo godrai.”
Impostó un programma e la macchina si mise a tirarlo fuori quasi tutto lasciando dentro solo la cappella finta per poi rispingerlo dentro. Variava pure il ritmo e la profondità dei colpi, mi misi ad ansimare, ero ammirato per la complessità e crudeltà di quella macchina.
Mi fece scopare per un tempo interminabile, provando tutti i programmi possibili, sotto di me si era formata una pozza di sperma che mi era colata fuori per tutti i miei orgasmi.
Ero sfinito, sudato, con i miei liquidi e il lubrificante che mi colava dal culo che immaginavo rosso e pulsante.
Fermò la macchina. Tirò fuori il cazzo finto dal mio culo, poi mi sganciò e mi fece rilassare tutti i muscoli.
Mi concesse una doccia sotto la sua sorveglianza.
Dopo la doccia non avevo ovviamente più lingerie da mettere quindi restai nudo.
“La tua serata non è finita.”
Mi toccò il cazzo, poi si chinò per dare qualche leccatina e una veloce ciucciata fino a farlo diventare duro. Velocissima mi fece mettere un doppio anello di gomma che passava dietro alle palle e attorno al cazzo, che diventò ancora più duro.
“Non ti ci abituare, di solito non lo succhio agli schiavi. Mi serviva duro. Cosa hai imparato prima?”
“Mia signora… come… come posso essere penetrato.

“Cioè come prenderlo in culo?”
“Sì”
“Però ti ho detto che quello era davvero un cazzetto inesistente… non crederai mica di poterti considerare sverginato per quella robetta là.”
Prese un metro e mi misurò lunghezza e circonferenza.
“Lungo 22 centimetri, di tutto rispetto, anzi bel cazzo. Hai idea di cosa vuol dire prenderlo nel culo?”
“No, veramente no.”
Tirò fuori un cazzo finto realistico con la cappella, le palle, la ventosa, ecc. lo mise di fianco al mio.
“Avevo visto giusto, le dimensioni corrispondono più o meno. Ora hai due alternative: o fai da solo oppure lo faccio fare alla macchina. Solo dopo che ti vedrò con questo infilato fino alle palle ti riterrò sverginato.”
Non volevo più essere legato alla macchina e tenevo l’infilata, scelsi di fare da solo.
Mi diede il lubrificante, me lo misi addosso e sul dildo. Poi provai a infilarlo cambiando posizioni sotto lo sguardo severo.
Non ci riuscivo.
“Guarda, fai così” lo fissò a terra con la ventosa “ora accucciati sopra.”
Mi accucciai fino a sentire la punta poi con uno sforzo lo feci entrare, già solo la cappella era impegnativa. Con dei piccoli movimenti lo feci entrare di più.
“Non mi basta, lo voglio tutto, ora ti aiuto. Siediti chiappe a terra.” Portai le gambe avanti, ora non avevo più protezione.
Scesi del tutto, mi sedetti per terra. Le mie palle toccavano le palle finte e ovviamente sentivo quel cazzo finto tutto dentro, con il buco spalancato allo stremo.
“Bene ora sai cosa vuol dire prenderlo tutto nel culo. E nella tua testa sai che hai il culo sverginato, aperto e pronto a prendere cazzi. Quante volte sei venuto prima?”
“Non lo so, ho perso il conto.”
“Verrai un’altra volta”
Si chinó su di me, e mi prese il cazzo in bocca. Era ultrasensibile per via dell’anello e per gli orgasmi multipli che avevo avuto. Fu un pompino al limite del dolore, venni abbastanza presto.
“Non farci l’abitudine, avevo voglia di uno schizzetto di sperma. Ora alzati, togliti quella roba dal culo e dal cazzo, fatti un’altra doccia. Dormirai qui stanotte, domani andiamo a fare un giro. Come vedi non c’è una stanza degli ospiti userai questo materassino.”

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