Rebecca

Vi racconterò di un piccolo peccato.
Sono sposato da vent’anni con la stessa donna, e ho una bimba che ormai è maggiorenne, ma non l’ho mai realmente considerata adulta.
Per me è sempre stata la mia bimba e come lei, le sue amiche.
Una in particolare è cresciuta qui in casa mia, quasi fosse una seconda figlia.
I genitori della ragazza abitano nell’appartamento subito sopra il nostro e lei ha solo due anni più di mia figlia.
I rapporti tra vicini si sa non sono sempre dei migliori, soprattutto quelli tra mia moglie e il papà di Rebecca, l’amica di mia figlia e soprattutto la protagonista di questo mio piccolo peccatuccio.
Rebecca fin da piccola era solita rimanere qui da noi fino a tardi e le prime volte, aspettavo che la piccola si addormentasse per riportarla a casa, ma ben presto fu un abitudine lasciarla dormire qui.
Sono sempre stato consapevole della sua ammirazione nei miei confronti, ma pensavo che crescendo questa sua preferenza fosse passata in secondo piano.
Ero convinto che mi vedesse come un modello da seguire, un secondo padre, ma evidentemente non è così.
Il mio lavoro mi costringe, due sere a settimana, a rincasare alle tre di mattina, mentre tutti dormono.
Una di quelle sere, mentre ero seduto sul divano e mi massaggiavo distrattamente il collo, dolente per le fatiche della giornata lavorativa, me la ritrovai alle spalle.
Le sue mani si posarono sul mio collo e convinto fosse mia moglie mi rilassai e chiudendo gli occhi mi beai di quel tocco.
Non mi accorsi di nulla, spesso mia moglie aveva provato a massaggiarmi le spalle, soprattutto a letto e questo contribuì a rendermi cieco.
Passò un minuto o forse due e sentii un bacio leggero, ma il profumo che mi raggiunse non era quello di mia moglie.
Mi alzai di scatto e quando la vidi ne restai spaventato e confuso.
Ricordo che mi disse qualche parola confusa, ma ora non ricordo esattamente quali fossero.
Tornai in camera, eccitato, ma attribuii quella mia reazione, alla convinzione che fosse mia moglie e non la ragazza a toccarmi… la verità è che passarono giorni prima che riuscissi a dimenticare il suo profumo.


Nei giorni seguenti fu il mio incubo, la incontravo spesso e l’imbarazzo mi rendeva restio a trattarla normalmente.
Cominciai a ignorarla o evitarla, ma accadde qualcosa che mi rese impossibile farlo… arrivò la sera del 9 Marzo.
Rebecca convinse i suoi genitori che fosse più facile per lei e nostra figlia passare il tempo insieme, così da sentire meno il peso della segregazione e mia moglie fu felice che ci fosse un’altra persona con cui parlare.
Decisi di ignorare il disagio e riprendere le vecchie abitudini, trattandola il più normalmente possibile, scordando quell’unica sera in cui quella bambina si era comportata diversamente dal solito.
Passarono settimane in cui io o mia moglie uscivamo solo per andare al supermercato e devo dire che la convivenza non fu un toccasana per la nostra relazione.
I piccoli litigi, i piccoli fastidi e qualsiasi minimo disagio fu amplificato e ben presto mi ritrovai a cercare modi per passare il tempo in solitudine.
Netflix era il mio migliore amico e PornHub gli contendeva il titolo.
Spesso mi addormentavo sul divano guardando un film o leggendo un libro o passavo del tempo in doccia o vasca, segandomi e sfogando la tensione accumulata.
Dopo un mese di questa vita cominciò una strana routine…
La sera, mentre mia moglie dormiva e mia figlia era in camera mi concedevo un bagno rilassante e quando ne avevo voglia leggevo qualche racconto erotico concedendomi una sega in tutta tranquillità.
Una sera però bussarono proprio sul più bello, mentre leggevo di una moglie e del marito generoso.
Mi avvolsi nell’accappatoio e aprii cercando di restare nascosto… celando la mia erezione.
- Sono occupato
- Lo so, fammi entrare.
Era Rebecca.
Sospirai, la tirai dentro e uscii dal bagno, pensando fosse lì per altri motivi, ma la ragazza mi raggiunse quasi subito.
- Il bagno ha il tuo odore
Disse con una strana voce.
Mi diressi verso la mia stanza, ma la ragazza mi supero impedendomelo.

- Che fai? – sussurrai
Lei non rispose, allungò una mano verso il mio petto, ma indietreggiai.
Ero convinto fosse impazzita, ma non ero conscio della sua insistenza.
La ragazza continuo ad avanzare verso di me, aggrappandosi al mio accappatoio.
- Sta ferma
- Perché sussurri?
Mi disse e nel corridoio le sue parole sembrarono urla.
- Stupida, cosa vuoi fare?
- Ora ti riconosco… - mi disse appoggiandosi al muro – ultimamente eri troppo… buono.
Questa frase mi spiazzò completamente e lasciò spazio libero alle sue reazioni.
Rebecca si spinse verso di me, e mentre un braccio mi cingeva, l’altra mano si insinuò sotto l’unico tessuto che mi copriva.
Mi allontanai ancora, tornando verso il bagno, ma non riuscii a chiudere la porta, per paura di farle male.
- Ora basta Rebecca, cosa credi di fare?
- Tutto quello che vuoi.
Fu la fine.
Credo di aver perso tutta la salivazione in un’istante e devo ammettere di aver guardato per la prima volta quella ragazza con occhi diversi.
Ricordo di averla allontanata ancora, di averle intimato di andarsene, ma mi ritrovai la ragazza in ginocchio e non seppi che fare.
- Va a dormire, domani…
- No – fu la risposta seria e secca.
Un “No” urlato, che mi mise in allarme, portai una mano alla sua bocca e ascoltai i rumori della casa, convinto che qualcuno avesse sentito e intimorito da una qualsiasi reazione delle due altre donne che in quel momento abitavano la casa.
Nessun rumore, solo il mio cuore, il suo profumo e una mano che saliva piano verso il mio cazzo.
Rebecca lo trovò e i nostri occhi si incontrarono.
Sentii il suo tocco farsi più sicuro e la sua mano che percorreva il mio membro.
Credo di aver dimenticato ogni cosa in quel momento.
La sua mano calda continuò a muoversi e io finii per lasciare che il tutto accadesse.
Pochi secondi e lasciai libera la sua bocca, ma quando provai a parlare mi zittì con un bacio.

La sua lingua giovane e inesperta sembrava affamata e vogliosa di qualsiasi cosa, senza avere un preciso fine… mi convinse.
Mi spinsi dentro la sua bocca mostrandole come un bacio dovrebbe essere, come una lingua esplora, assaggia e prende quello che vuole.
La sentii boccheggiare in cerca di aria e fui eccitato da quella reazione.
La sua mano si era fermata, ma ora avevo voglia di altro, solo non sapevo se fosse giusto.
Prima che la mia mente fosse troppo lucida infilai il pollice nella bocca della ragazza e aprendola, ne saggiai la docilità con la mia mano.
Ero inebriato da quello che stava succedendo e la ragazza era così disponibile da ritrovarsi subito a succhiare quel che le avevo introdotto in bocca.
La schiaffeggiai leggermente con l’altra mano e credo di aver sorriso parecchio, mentre lei abbandonava la mia mano e si avvicinava al mio inguine.
Non ebbe esitazioni, ingoiò tutto e cominciò subito a succhiare, sorprendendomi.
Chiusi gli occhi e mi godetti il momento.
Appoggiai le mani ai lati della testa e senza realmente spingere le strinsi i capelli.
Continuò a leccare e succhiare e il mio cazzo si perdeva nelle sue labbra, per poi riaffiorare e ritornare ancora dentro di lei.
Mi ritrovai a spingere, aiutandola nei movimenti, ma ben presto la sentii rallentare.
Si staccò dal mio cazzo, continuando a leccarlo e segarlo.
La vidi ansimare e fremere dalla voglia.
- Lo vuoi?
Non mi rispose, si limito a un assenso timido e silenzioso.
L’aiutai ad alzarsi e la posi sul lavandino.
La baciai allungo, portando la mano dentro le sue mutandine.
Completamente bagnate ormai erano inutili, le spostai e senza pensarci troppo infilai il medio dentro di lei.
La resistenza era quasi nulla e l’unico gemito fu più di sorpresa che di godimento, questo mi convinse e subito le infilai un secondo dito.
Ebbe decisamente più effetto e dovetti aspettare un po’, prima di muovermi.
Qualche colpo e cominciai a flettere le dita.

Rebecca mi strinse le spalle e nascose il viso nel mio collo.
Devo ammettere di aver goduto pensando a quel giovane corpo che reagiva a ogni mio minimo movimento.
Ripresi a spingere, dolcemente , temendo di spezzare quel delicato equilibrio, ma fu lei a chiedermi di più.
Non lo disse, ma le sue anche si muovevano con le mie dita e allora presi ad aumentare il ritmo.
Portai l’altra mano dietro la sua schiena e presi a muovermi velocemente, ma l’urlo che uscì dalle sue labbra mi gelò.
Le portai immediatamente la mano, sporca dei suoi umori alla bocca.
- Urla ancora e tutto questo finirà.
La vidi per la prima volta persa e impaurita.
Mosse la testa in un assenso e porto le sue mani sulla mia.
- Ti prego – disse in un sussurro, strappandomi un sorriso.
Portai la mano sulla sua fica, bagnata e fremente e cominciai a giocare con il suo piccolo bottoncino.
Rebecca strinse le labbra e mentre una mano stringeva la mia spalla, l’altra provava a sopprimere quei pochi rumori che minacciavano di uscire dalla sua bocca.
Fu allora che piano provai a inserire tre dita, ma la pressione mi fece demordere.
Tornai ad usarne due e con un ritmo costante ripresi a penetrarla.
- Voglio… no… ti prego
Sapevo cosa stava chiedendo, ma ero deciso a non ascoltare quella supplica.
Aumentai il ritmo e improvvisamente la sentii tremare e stringersi intorno a me, accartocciandosi in un orgasmo che mi apparteneva.
Restai qualche secondo con le dita ferme dentro di lei, accarezzandole i capelli e aspettando che si calmasse.
Riprese a respirare normalmente, ma la sentii stanca e come se fosse una bambina la presi tra le mie braccia e la portai sul divano.
Ricordo il bacio che ci concedemmo e lo trovai così tenero e pieno di gratitudine, da privarmi di ogni altra sensazione, se non una discreta beatitudine.

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